SIGNATURE  STORY

 

 

La nascita

 

 

Si era arrivati, una dozzina di anni fa, al finale YBA1 HC (HC = haut courant = alta corrente) e si era veramente soddisfatti: grande musicalità e neutralità, del tutto nuove in un finale a transistor, ed una ricchezza di armonici da imbarazzare i più quotati amplificatori a valvole, con in più la capacità proverbiale di pilotare i carichi più difficili ed un controllo della gamma bassa precedentemente mai raggiunto.

L’apparecchio era mondialmente apprezzato e diverse riviste l’avevano recensito con giudizi molto lusinghieri.

In Italia, in particolare, era uscito un articolo sulla rivista Fedeltà del Suono febbraio ’88 contenente un’intervista al progettista Yves-Bernard André, in cui veniva discussa la filosofia progettuale dell’amplificatore (per leggerla clicca qui), pagina che, fra l’altro, consigliamo a tutti, tecnici e non, di leggere e che spiega come i risultati sonori ottenuti non fossero assolutamente casuali.

Si andava dunque incontro ad un periodo “tecnicamente” tranquillo e ci si poteva finalmente concentrare totalmente sugli aspetti commerciali.

E nacque, invece, a sorpresa, il Signature, perché le idee (progettuali) e le circostanze che dalle idee portano ai fatti, non sono per niente prevedibili.

Durante una mia visita alla Phlox, parlando del più e del meno per rilassarsi, come capita a volte alla fine di una giornata di duro lavoro,Yves-Bernard André mi accennò ad alcune idee di miglioramento per il finale YBA1, che forse avrebbe voluto provare negli anni a venire.

Entrai in fibrillazione, conoscendo la genialità del progettista e pregustando quello che sarebbe potuto scaturirne in termini di ascolto, senza dirgli niente, all’indomani convinsi il direttore tecnico, il mitico William, a modificare in tal senso un finale YBA1.

La sera Yves-Bernard André si trovò di fronte all’apparecchio modificato, si arrabbiò (probabilmente, psicologicamente, temeva di restarne deluso) e l’ascoltammo. Fu un’emozione, che ricordo ancor oggi, come pure Yves-Bernard.

Il miglioramento, sensibile, era generale, ma quello che colpiva di più era la naturalezza.

Sulle ali dell’entusiasmo il progettista perfezionò gli interventi e si decise a battezzare il neonato “Signature”.

 

 

Signature Mono

 

 


Le cose non si fermarono lì, perché si era abbattuta una barriera psicologica e messo in moto un processo mentale: cosa si poteva fare ancora per estrarre tutto il potenziale dalla filosofia progettuale YBA?

Il passo successivo furono i finali Signature Mono.

Ad essi è legato il  ricordo di un’indimenticabile seduta d’ascolto a casa di un cliente di Torino: furono portate due coppie di finali Signature Mono che, messi a ponte con degli appositi moduli esterni YBA, furono collegati a delle casse Sounlab A1: 400 W ( la messa a ponte quadruplica la potenza) di qualità straordinaria, per pilotare quelle che risultarono essere le migliori casse elettrostatiche mai ascoltate, almeno nell’esperienza mia e di Yves-Bernard.

 

 

Il Signature  4 telai

 

 

Ma non era finita. Alcuni contatti con i clienti più ambiziosi avevano stimolato la creatività del progettista e si cominciò a delineare nella sua testa il capolavoro, il finale Signature a  4 telai  che, a distanza  di circa 10 anni, mi sento tranquillamente di definire come la “Cappella Sistina” di Yves-Bernard André.

Ebbi la fortuna di assistere al primo ascolto del prototipo, appena sfornato dal laboratorio, e fu una serata memorabile: nell’occasione si pilotò un paio di casse Minimum, diffusori economici di  piccole dimensioni, e stentammo a riconoscerle, tale era l’autorevolezza del suono e l’incredibile ricchezza di armonici sfoderata su tutta la gamma, incomparabilmente più estesa che in ogni precedente esperienza.

Per dare un’idea della differenza tra il Signature 4 telai e gli altri due finali della famiglia (Signature  stereo e mono), basta dire che in laboratorio, se lavoro con un sottofondo musicale prodotto da un Signature 4 telai, ho difficoltà a concentrarmi su ciò che faccio: la presenza, la naturalezza e la chiarezza del suono sono tali, che il coinvolgimento che ne scaturisce è totale.

 

 

I preamplificatori Signature

 

 

I pre Signature furono, praticamente, obbligati a venire alla luce, dopo la nascita del finale Signature stereo.

Ma qui il discorso fu molto più semplice: la circuitazione del pre YBA1, già di per se straordinaria, venne sdoppiata in due telai, e poi ci fu una progressione nelle alimentazioni , fino ad arrivare al pre Signature 6 telai, di cui quattro per le alimentazioni separate degli stadi  fono e linea dei due canali.

Mi limiterò ad un’esperienza personale: la prima volta che mi arrivò il pre Signature (modello base), lo collegai al posto di un pre YBA3 e lo ascoltai subito a freddo. Alle prime  note ebbi un leggerissimo stordimento che durò qualche secondo: il cervello si era trovato a gestire un universo di informazioni in più, a cui non era preparato.

 

 

 

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