PIERRE LURNE’

______________________________________________________________________________________________________________________

 

Pierre Lurné è un personaggio incredibile, da sempre appassionato di meccanica (è un fisico con il pallino della Meccanica Razionale) e di riproduzione musicale.

Per circa due decenni si è interessato “furiosamente” di giradischi e bracci analogici, accumulando un’esperienza unica.

 

Non ha mai cercato scorciatoie, ma è sempre partito da serissimi studi teorici, che tra l’altro gli hanno permesso di formulare la teoria del braccio perfetto (pubblicata nel 1978 sulla rivista francese L’Audiophile, numeri 6 e 7; leggere anche il numero 18): è sicuramente la via più difficile, ma è anche quella che porta ai veri progressi, spazzando, strada facendo, leggende, sensazioni, invenzioni strampalate e punti di vista soggettivi.

 

Passare dalla teoria alla pratica non è semplice, ma 20 anni di ricerche su forme e materiali, inframmezzate da realizzazioni superbe quali i giradischi MINIMUM, VECTEUR-LURNE’, GOLDMUND STUDIETTO, J4 e J1, ROMA, ROMA AUDIOPHILE, ROMANCE, ed i bracci P.LURNE’ MOD.4, VECTEUR-LURNE’, GOLDMUND T5, SL5, ROMEO, gli hanno consentito di ridurre il gap in maniera significativa.

 

E poi venne il digitale. Sembrava che non ci fosse più spazio per un contributo sonoro dalla meccanica: bit is bit, recita il credo della nuova era, e la degradazione del segnale non riguarda il digitale, bensì è relegata all’analogico.

 

I fatti dimostrano che le cose non stavano in questi termini: l’orecchio, questo sconosciuto, sente differenze sonore per ogni intervento meccanico sul sistema o meccanismo di lettura ottica (CDM), contraddicendo il dogma bit is bit. La spiegazione è il Jitter, che interviene nel dominio temporale, come spiega P.Lurné stesso nella presentazione della sua CDM Mod.1.0, montata per la prima volta sull’ultimo nato in casa Lurné, la meccanica CD MEPHISTO II.

 

In altre parole il Jitter “analogizza” la lettura digitale, nel senso che riporta in auge le problematiche meccaniche-vibrazionali, anche se su scala diversa e con aspetti suoi propri, che notoriamente affliggono in termini di degradazione del segnale, l’analogico.

 

E così “l’impallinato” meccanico P.Lurné è di nuovo in corsa. Nel 1994 dà inizio, avvalendosi della consulenza di René Boonen (progettista della CDM4 e CDM9 della Philips), ad una ricerca approfondita di tutte le tematiche meccaniche-vibrazionali riguardanti le CDM. Il risultato è che nel 1999 esce la succitata CDM AUDIOMECA Mod 1.0.

 

Per il video il discorso è molto semplice: si lavora nel dominio del digitale, che, per quanto detto sopra, a causa del Jitter deve essere affrontato relativamente alla CDM alla stregua di un analogico “particolare”. Lurné sta già lavorando ad una CDM specifica per il video.

 

 

       GIRADISCHI & BRACCI                     DIG. AUDIO                         DIG.VIDEO (DVD)

                                                                                                                                                     (in preparazione)